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UN GREEN NEW DEAL PER L’EUROPA

Via libera della neo-insediata Commissione Europea della Presidente Ursula von der Leyen al “Green Deal europeo”, l’insieme di piani, programmi e azioni che dovrà portare l’Europa entro il 2030 all’abbattimento del 50% delle emissioni di CO2 ed entro il 2050 alla Carbon neutrality, facendo così dell’Unione Europea il leader mondiale nella lotta ai cambiamenti climatici.Il concetto di “Green new deal” fa la sua comparsa nelle cronache politiche europee alla vigilia delle elezioni continentali di maggio 2019, quando il Vice-Presidente uscente della Commissione Europea, Frans Timmermans, twitta il suo sostegno a “un ambizioso Green new deal per l’Europa, che modelli il futuro per i nostri figli e assicuri la loro salute e prosperità”. Il riferimento è chiaro e richiama con prepotenza il new deal con cui il Presidente Roosevelt risollevo gli Stati Uniti dalla Grande Depressione, grazie all’inaugurazione di una serie di politiche di spesa governativa e di grandi opere pubbliche che rilanciarono una economia in piena crisi. L’auspicata svolta dovrebbe quindi non solo rappresentare una risposta alla grande sfida del Cambiamento Climatico, ma anche rilanciare l’economia globale e quella europea, ancora soggette ai postumi della crisi finanziaria del 2008-2009.

Il concetto è poi rilanciato dalla Presidente von der Leyen fin dal suo discorso di insediamento, quando indica nel Green new deal il “fulcro di una trasformazione dell’Europa in una società carbon-free”.A nemmeno due settimane dall’insediamento, il primo atto ufficiale della Commissione von der Leyen è stato proprio la presentazione al Parlamento del “Green deal europeo”, un pacchetto di proposte legislative, strumenti finanziari e piani articolato in 50 azioni in diversi settori, finalizzato alla riduzione delle emissioni, all’adozione di modelli di economia circolare e al sostegno degli investimenti green in Europa. Una grande missione, che è sì una sfida, ma anche un’occasione per un cambio di paradigma che implica l’avanzamento tecnologico della UE; in questo senso, la Presidente della Commissione lo paragona a quello che fu lo sbarco sulla Luna per gli Stati Uniti. Il percorso è avviato, ma non sarà diretto e senza ostacoli: la stessa Commissione ammette che la “lotta ai cambiamenti climatici è uno sforzo comune, ma non tutte le regioni e gli Stati membri partono dallo stesso punto”. Il riferimento è ai cosiddetti paesi di Visegrad, in particolare Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, le cui economie dipendono ancora fortemente dai combustibili fossili. Proprio per favorire la transizione verso un sistema sempre più carbon free, von der Leyen ha annunciato la creazione già a gennaio 2020 di un “Fondo di transizione” destinato a mobilitare investimenti per 100 miliardi di euro nei prossimi sette anni. Ma le tutele non dovrebbero fermarsi a questo e c’è già chi prospetta l’entrata in vigore di un meccanismo di tutela dell’industria europea dalla concorrenza di Paesi meno attenti alla regolamentazione sul clima, quantomeno per i settori più esposti alla transizione verso la carbon neutrality. Da quanto anticipato finora, il Green Deal europeo coprirà tutti i settori dell’economia: dai trasporti all’energia, dall’agricoltura all’industria e richiederà investimenti significativi per raggiungere gli obiettivi fissati: la Commissione ha prospettato un finanziamento dedicato di circa 260 miliardi di euro, pari all’1,5% del PIL della intera UE, cui si aggiungerà il sostegno ulteriore della Banca Europea per gli Investimenti, da appostare sul Bilancio 2021-2027 dell’Unione. Il tema della lotta al cambiamento climatico sarà prioritario e trasversale a tutti i programmi di finanziamento della tornata 2021-2017, a partire da quelli alimentati dai fondi Strutturali e di Investimento Europei (fondi SIE), a gestione regionale.In questo modo, il Green Deal europeo, deciso dalla Commissione ed approvato dal Parlamento Europeo, porterà i propri risultati sulla vita dei cittadini, delle istituzioni e delle imprese di tutte le regioni dell’Unione Europea.

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Clima e Finanza Sostenibile

Il 12 novembre è avvenuto a Roma l’evento di apertura della settimana dei SRI 2019 in cui è stato presentato lo studio svolto dal Forum per la Finanza Sostenibile e da Bva Doxa intitolato: “Risparmiatori italiani e il cambiamento climatico”. L’indagine basata su un campione di persone tra i 25 e i 64 anni che hanno investito più di 1000€ nell’ultimo anno ci dice che solo il 13% degli italiani effettua investimenti in sostenibilità e socialità, un dato molto basso vista l’urgenza di queste scelte. La motivazione potrebbe essere identificata in una mancanza di comunicazione da parte del sistema finanziario; tanto è vero che il 43% non ha mai sentito parlare di prodotti SRI (Social responsible investment) e che più della metà giudicano in maniera carente l’informazione fornita dai media, dalle istituzioni e dagli operatori finanziari su questa tematica. Il tutto in contrapposizione al fatto che più dell’80% degli intervistati ritiene necessario essere messo al corrente della sostenibilità ambientale e sociale dei propri investimenti, e che il 31% dei rispondenti deciderebbe di aumentare i propri investimenti nel caso questi ultimi avessero finalità ambientali e sociali.

La conoscenza delle caratteristiche dei prodotti SRI è definita “insufficiente” dal 47% dei risparmiatori, ciò nonostante si intravedono segnali di miglioramento nella comunicazione da parte degli intermediari finanziari: la quota di risparmiatori a cui gli operatori hanno proposto investimenti sostenibili è passata dal 31% del 2018 al 40% del 2019.

I sottoscrittori di Investimenti SRI attribuiscono grande importanza ai temi ambientali. Infatti, per il 92% la presenza di politiche in favore dell’ambiente proposte dalle imprese è stata “molto” o “abbastanza” rilevante nella loro scelta. Tra i temi ambientali che guidano maggiormente le scelte degli investitori sono le energie rinnovabili seguite dalle politiche di risparmio energetico e dall’economia circolare.

Per quanto riguarda la percezione dei risparmiatori rispetto ai temi ambientali le cause dei cambiamenti climatici sono state identificate in primis nelle emissioni di CO2 seguite da inquinamento atmosferico e sfruttamento delle risorse naturali.  Le emergenze climatiche che preoccupano maggiormente sono l’aumento delle temperature e lo scioglimento dei ghiacciai, insieme all’inquinamento atmosferico e quello dei mari. L’agricoltura, il settore alimentare e quello dell’energia sono state le aree economiche ritenute più esposte ai cambiamenti climatici.

Da sottolineare anche l’intervento effettuato dal vicepresidente del IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) Carlo Carraro durante l’evento di apertura il quale identifica come principale difficoltà per la creazione di un’economia sostenibile la destinazione di fondi di investimento sufficienti a trasformarla. Il vero problema non sarebbe infatti il costo che è limitatissimo, pari allo 0,06% del Pil, bensì negli investimenti necessari per la creazione dell’infrastruttura sostenibile che secondo il rapporto di Morgan Stanley sarebbero pari a 1600 miliardi di dollari l’anno, una cifra che eguaglia quanto già si spende in infrastrutture energetiche. Attualmente la finanza sostenibile è in crescita ed è stimata pari a 510 miliardi di dollari nel 2017 dimostrando come sempre di più si stia riuscendo a comprendere la convenienza di questa scelta, specialmente nel lungo termine. Tuttavia, ad oggi il divario tra investimenti necessari e quelli disponibili ammonta tra i 500 e i 1000 miliardi di dollari annui. Secondo Carraro per colmarlo e iniziare così un processo di transizione occorrerebbe tagliare i sussidi sui combustibili fossili, sfruttare al meglio i green bonds e far leva sul risparmio derivante da una maggiore efficienza energetica. Adesso, secondo il vicepresidente del IPCC, è necessario che i governi intervengano prontamente con piani di investimento precisi poiché difficilmente si riuscirà ad evitare un aumento delle temperature di 2° C entro fine secolo ma se non si prendono scelte decise a rischio c’è il futuro della specie umana oltre che il presente.

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EMANATO IL “DECRETO CLIMA”: 450 milioni di investimento per la riduzione della CO2

Il 14 ottobre 2019 è stato promulgato dal Presidente della Repubblica il decreto legge “Misure urgenti per il rispetto degli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria”, il cosiddetto “Decreto Clima”. Nel complesso, il Decreto Clima stanzia 450 milioni di investimento, messi a disposizione dai proventi delle aste relative alle quote di emissione di CO2, raccolti dal GSE e versati in un capitolo dedicato del bilancio dello Stato.
Illustrato in premessa l’impianto legislativo di riferimento e richiamato il carattere di urgenza del problema (Art. 1), il Decreto introduce cinque provvedimenti utili ad affrontare la questione del cambiamento climatico e a favorire la riduzione delle emissioni, ovvero:

1.     l’incentivazione della mobilità sostenibile nelle aree metropolitane (Art. 2); misura centrale del Decreto, l’intervento riconferma il “Programma sperimentale buono mobilità” per chi rottama un automobile di classe ambientale fino ad Euro 3 o uno scooter a due tempi. Limitato ai residenti in città sottoposte a infrazione europea per la qualità dell’aria, il fondo prevede lo stanziamento di 255 milioni di euro in sei anni, con incentivo di 1.500 euro per ogni autovettura e di 500 euro per ogni motociclo rottamato, da utilizzare entro i successivi tre anni, per l’acquisto – anche a favore di famigliari e conviventi – di abbonamenti al trasporto pubblico locale e di biciclette convenzionali o a pedalata assistita. Il provvedimento prevede inoltre il prolungamento, l’ammodernamento e la messa a norma di corsie preferenziali per il trasporto pubblico locale.

2.     La promozione di mezzi a basso impatto ambientale per il trasporto scolastico (Art. 3); il provvedimento stanzia 20 milioni da utilizzare negli anni 2020 e 2021 per la riduzione degli impatti provenienti dal servizio di trasporto scolastico, grazie all’acquisto di mezzi di trasporto ibridi o elettrici.

3.     Il sostegno ad azioni di riforestazione (Art. 4); attraverso un programma sperimentale rivolto alle città, è previsto lo stanziamento di 30 milioni di euro nel biennio 2020-2021 per la messa a dimora di alberi e la creazione di foreste urbane e periurbane nelle città metropolitane.

4.     Il supporto alla vendita di prodotti alimentari e detergenti sfusi o alla spina (Art. 7); l’iniziativa riconosce agli esercenti commerciali di vicinato e di media struttura che si attrezzano per la vendita di prodotti alimentari e detergenti sfusi o alla spina, un contributo a fondo perduto fino a 5.000 euro. Le risorse disponibili sono di 40 milioni di euro per il biennio 2020-2021.

5.     La più immediata disponibilità di informazioni e dati sulla qualità dell’aria (Art. 6); è questa una misura finalizzata non ad incentivare una risposta diretta al problema delle emissioni in atmosfera, bensì a favorire – attraverso una più ampia disponibilità di dati ed informazioni – la maggiore partecipazione delle comunità ai processi decisionali ed il migliore accesso alla giustizia in materia ambientale. Il provvedimento, rivolto ai responsabili di centraline e sistemi di rilevamento della qualità dell’aria e ai gestori del servizio idrico, non prevede incentivi finanziari, ma l’obbligo alla pubblicazione dei dati acquisiti.

 

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